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La grande eredità di Domenico (di Franco Pepe)
Questa mattina si scrive un altro capitolo della storia della Fondazione "Domenico Corà" e della scuola materna di Tavernelle che si intitola proprio a lui, al grande fondatore di un'industria che oggi conta 86 anni, 1000 dipendenti e 8 mila clienti, ha aziende consociate in Bosnia, Romania e Gabon, 16 punti di distribuzione commerciale, 100 esperti addetti alle vendite che coprono l'intero territorio nazionale, e fa parte di diritto dell'eccellenza internazionale nel settore della lavorazione del legno.
Sì, questa mattina si ripeterà una cerimonia molto sentita e attesa. La Fondazione consegnerà le borse di studio per l'anno scolastico 2004-2005. La strada si allunga. Ed è una strada cosparsa di generosità silenziosa e mai esibita, di amore per la terra e la gente delle proprie radici, di interpretazione sociale dell'impresa, di esempio illuminante dell'aggregazione azienda-comunità, in una sorta di abbraccio fatto di lavoro, affetti e solidarietà.
Tutto è iniziato il 14 novembre del 1979, anche se la prima pagina del libro porta una data ancora più lontana nel tempo. È il 1967, 38 anni fa, quando, per una precisa volontà del commendatore, il capostipite, apre i battenti la primissima scuola materna che ne porta il nome. È una scuola piccolissima sistemata in uno stabile fatto appositamente costruire in piazza del Donatore, un dono che Domenico Corà fa alla "sua gente" di Tavernelle, ai genitori, ai bambini. Il servizio si regge grazie alle suore francescane di Cristo Re, ed è subito molto apprezzato dalla gente.
Passano dieci anni, l'idea si amplia, si consolida, e i Corà, ligi all'eredità morale del commendatore, decidono che ci vuole una sede più moderna, più capiente e funzionale, commisurata alle mutate esigenze del paese, e allora ecco che si realizza una nuova "casa" in viale dei Tigli, quella che continua a essere la sede della scuola ancora oggi, dopo una serie di completamenti edilizi.
La materna ora dispone di due sezioni, i bambini sono una cinquantina, e il personale che vi opera, insegnanti e ausiliari, è tutto religioso.
Due anni dopo, nel 1979, dinanzi a un'attività che si espande ogni anno di più, è il momento storico. Nasce, come detto, la Fondazione, che assume la gestione della scuola. Lo scopo è soprattutto quello di ottimizzare la gestione della nuova scuola materna che va a sostituire la prima, ormai troppo piccola e inadeguata. Oltre a questo la Fondazione si conferisce per statuto altre possibilità di intervento benefico, fra cui l'assegnazione annua di 4 borse di studio da destinare ad alunni meritevoli per il profitto scolastico, riservando la priorità a quanti si trovino in condizioni economiche svantaggiate. Ancora due anni, è il 1981, e la Fondazione ottiene dalla Regione il riconoscimento di ente morale di natura privata senza scopo di lucro. Ed è l'anno dopo, ad aprile del 1982, che parte l'iniziativa di bandire annualmente un concorso per le borse di studio. Sono tre, la prima dell'ammontare di 1 milione di lire, la seconda di 500 mila e la terza di 250 mila.
Si procede. Si va sempre più avanti.
Nel 1988 le sezioni diventano tre e la scuola introduce attività integrative rispetto ai programmi ministeriali, vale a dire psicomotricità e approccio alla lingua inglese. Ancora dieci anni, si arriva al 1998 ed è un altro passaggio storico: le suore, che sono andate riducendosi progressivamente di numero, si ritirano per mancanza di ricambi.
Si chiude una lunga parentesi, durata quasi trent'anni, che è stata molto importante nella lunga e delicata fase di decollo e di prima stabilizzazione dell'attività didattica e organizzativa della scuola. Cessa la convenzione con il loro istituto e da allora la scuola viene retta esclusivamente da personale laico: ci sono tre insegnanti e una coordinatrice, più come personale non docente, una cuoca e un'operatrice scolastica, ma ci si avvale anche dell'apporto di alcuni volontari dell'associazione solidarietà scuole materne sia per l'assistenza e la vigilanza dei bambini sia per lavori di segreteria e di piccola manutenzione.
Non cambia, comunque, l'indirizzo cattolico. Cambia, invece, parecchio sotto l'aspetto didattico. L'anno dopo si registra, infatti, un altro salto di qualità, un altro cambio epocale in sintonia con i tempi che mutano.
Si estendono ulteriormente le attività integrative e si entra nell'era del computer. Sempre nel '99 la Fondazione presenta alla Regione la domanda per realizzare un nido integrato nei locali lasciati liberi dalle suore. Il 25 febbraio del 2000 da Venezia giunge il nulla-osta, e allora, secondo lo stile-Corà del fare e fare presto, inizia un'altra gara contro il tempo. Il 16 marzo si presenta il progetto e si chiede la concessione edilizia, e il 21 giugno, dopo la risposta positiva del Comune, si dà il via ai lavori per ricavare i locali del nuovo nido. Non finisce qui, perché 8 giorni dopo, parte un'altra domanda, questa volta destinazione Roma, per il ministero all'istruzione, università e ricerca: si chiede il riconoscimento per la materna di scuola paritaria. Intanto il 3 ottobre del 2000, un altro giorno da ricordare e da iscrivere a lettere d'oro nel diario di bordo della Fondazione, apre il nido con i suoi primi 16 bambini.
La storia continua. Nel 2001 il ministero riconosce come paritaria la materna Corà.
Nel 2002 le sezioni diventano quattro e si aggiunge un'altra aula che accoglie un nuovo allegro carico di 25 bambini. Ma la gente è contenta, mamme e papà si fanno avanti, la domanda aumenta, e così l'anno successivo arriva una quinta aula. Da settembre del 2004 la scuola ospita ben 118 bambini e il nido ne accoglie 25. Tutto gira a pieno regime. Non c'è un posto vuoto. E arriviamo a oggi.
È il primo maggio del 2005, e si rinnova un appuntamento di primavera ormai tradizionale per le comunità di Tavernelle, Sovizzo e Altavilla. È la cerimonia di consegna numero 23 delle borse di studio che sono cresciute a sei: due da 1000 euro e quattro da 500. I requisiti per concorrere sono quelli di risiedere in un'ampia cintura territoriale, cioè nei comuni di Altavilla, Arcugnano, Brendola, Costabissara, Creazzo, Gambugliano, Montecchio Maggiore, Monteviale, Sovizzo e Vicenza, di aver adempiuto agli studi dell'obbligo, di essere iscritti a una qualsiasi scuola pubblica o parificata di grado superiore o all'università. E la preferenza, come sempre, va a coloro che abbiano condizioni finanziarie più modeste.
Insomma l'idea del commendator Domenico, rafforzata dal tempo, si staglia più forte che mai, ed è un monumento vivo ormai diventato parte integrante della comunità.
La scuola ha visto passare intere generazioni senza mai tradire la sua ispirazione originaria, senza mai venire meno al suo indirizzo cristiano anche se non preclusivo di alcuna professione religiosa, potenziando nel tempo un progetto educativo che resta assolutamente moderno e che privilegia una programmazione globale fatta di motricità e di avvio, mediante una serie di laboratori didattici, alla conoscenza delle lingue, della matematica, delle scienze, delle forme espressive. Tutto questo secondo una somma intelligente di campi di esperienze che comprendono il corpo e il movimento; i discorsi e le parole; lo spazio, l'ordine e la misura; le cose, il tempo e la natura; i messaggi e i media. Ne fa fede una eloquente carta dei servizi.
Oggi la materna "Domenico Corà", come la maggior parte delle scuole private, può contare sulle rette delle famiglie, sui contributi dei Comuni di Altavilla e Sovizzo, della Regione e del ministero, e su una realtà cresciuta sulle radici poste con lungimiranza dal fondatore, che si proietta saldamente verso il futuro. Sempre secondo la filosofia dell'albero, che accompagna lungo la vita, che rinfresca con la sua ombra, che consola con il suo canto, testimone e sentinella, con quei cuori trafitti sulla corteccia innocente, di storie nuove e antiche, silente e discreto guardiano, profeta di continuità.
Sì, questa scuola è un po' il cuore sacro dei Corà, la faccia nascosta del tronco, l'anima di una storia nobile, antica e incontaminata come quella del legno che racconta il destino, la vocazione e la passione civile di una famiglia. Tre generazioni piantate su una solida radice del Nordest. |
Terra ai margini, terra di solidarietà (di Franco Pepe)
Il presidente della Fondazione "Domenico Corà" è il figlio Gianfranco.
Dietro la scrivania, anche seduto su quella carrozzina che ne ha segnato la vita senza mai modificarne la tempra di strenuo lottatore della vita, il coraggio di saper affrontare a viso aperto le difficoltà anche più dolorose, la voglia di guardare avanti, sembra il solito ammiraglio dai modi schivi, dagli occhi vagamente malinconici, dallo sguardo straordinariamente intenso.
È lui in particolare, a nome del fratello Paolo e di una famiglia esemplarmente unita, che ha portato avanti questa idea di fabbrica estesa al territorio, proiezione anche di socialità, che si è espressa nella istituzione della scuola materna e poi nel suo progressivo ampliamento. "Abbiamo raccolto - dice - la volontà di nostro padre. All'inizio c'era un asilo piccolino, poi il paese è cresciuto, e la scuola è cresciuta anch'essa per servire una popolazione di quattro Comuni: Sovizzo, Altavilla, Montecchio Maggiore e Creazzo".
La segretaria della Fondazione è anche il braccio destro di Gianfranco Corà. Si chiama Rita Baù, lavora assieme al suo capo da 31 anni, da una vita, e lo guarda con la stessa umile e devota ammirazione con cui Monney Penny, la fida segretaria di James Bond, guardava il suo 007 ogni volta che l'agente speciale al servizio di sua maestà britannica tornava dalle sue incredibili e sempre vittoriose imprese. È lei che tira con competenza i fili dell'amministrazione, che controlla, grazie a una collaudatissima esperienza, i numeri. Ed è una garanzia. "Ci rispettiamo - dice Gianfranco Corà - con un rapporto di reciproca bontà. Siamo persone di una volta".
Gianfranco Corà è un uomo concreto che non ama molto svelare i sentimenti, ma l'impresa della scuola materna, fatta di tanto cuore e di desiderio di fare del bene, qualche parola intessuta di tenerezza la merita: "Una volta qui c'era un territorio diviso e non c'era nessuno che se ne prendesse cura. Sì, questa era una zona limitrofa, una terra ai margini. L'abbiamo fatto non solo per una gratificazione personale ma perché sentivamo che era giusto farlo, con uno spirito di solidarietà sociale. Papà diceva sempre: meglio dare che ricevere. E questa frase abbiamo cercato di tenerla presente, di metterla in atto.
La scuola materna ha questa impronta. All'inizio non c'erano supporti. Ora l'ambizione è di farla diventare sempre più efficiente ma anche sempre più autonoma sotto l'aspetto finanziario. Il bilancio oggi è di 350 mila euro ed è in attivo. Davvero una grossa soddisfazione. Negli anni scorsi come famiglia abbiamo fatto investimenti per 600 milioni di vecchie lire per ampliare la scuola, per allargarne le attività. Adesso, ripeto, l'obiettivo è di renderla indipendente, anche se, comunque, vicini ci siamo sempre noi per tutte le esigenze".
Gianfranco Corà non lo dice ma a questa scuola, che porta il nome del padre, vuole tanto bene, perché fa parte della sua vita e della storia di un'azienda prestigiosa, che ha il profumo del legno fresco, nata nel 1919, nel primo anno del primo difficile dopoguerra, in una periferia povera, dimenticata da tutti, ricca solo di speranze. È allora, con la cultura del rischio tipica dell'imprenditore di razza berica, che parte Domenico Corà, ponendo le basi di un'azienda che attualmente propone un'offerta che è la più completa a disposizione sul mercato italiano, e che deve i suoi risultati anche alla capacità di fare corpo unico con il personale e con i collaboratori, di saper coinvolgere chi vi opera per un identico scopo. È in questo contesto che si inseriscono la scuola materna e una Fondazione concepita per accompagnarne l'attività e l'evoluzione.
L'idea iniziale di aiutare i lavoratori della Corà si è sviluppata senza soluzione di continuità, e la materna è entrata negli stessi meccanismi della comunità e del territorio che si estende attorno al grande stabilimento di Tavernelle.
Così la Fondazione, persona giuridica a tutti gli effetti, riconosciuta ente morale dalla Regione, diventa anche il filo conduttore di un'azione benefica che conserva intatti tutti i suoi valori umani, come testimonia il significato stesso delle borse di studio che oggi vengono consegnate a sei giovani studenti meritevoli.
C'è come una insostenibile leggerezza dell'anima in questa eredità di impegno che Gianfranco Corà si porta dentro come consegna avuta dal padre Domenico. Qualcosa che non passa, che riscalda e che protegge.
Come il legno. |
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